Problemi di Calore con i MacBook Pro 2018

La scorsa settimana Apple ha lanciato i nuovi MacBook Pro con processore i9. Tuttavia dai primi test emergono problemi di raffreddamento

Che i MacBook Pro scaldino, soprattutto sotto sforzo, non è una novità: anche le attuali versioni, soprattutto quella da 13”, scaldano parecchio. Questo perché Apple ha scelto, volutamente, di gestire a modo suo la curva di raffreddamento dei processori: piuttosto che sentire le ventole che girano ad alto regime preferisce far scaldare il corpo unibody del Macbook. Scelta assai discutibile.

Oltre alle prestazioni, occorre tenere presente i possibili danni che possono subire le memorie SSD M.2 con l’aumento del calore, CON LA CONSEGUENTE PERDITA DEI DATI.

La prima cosa da fare, quando si acquista un MacBook Pro, è l’installazione di utility come smcFanControl, opensource e disponibile tramite Brew, oppure Macs Fan Control, spesso suggerita in combinazione con Coconut Battery. In questo modo si può aumentare il regime di rotazione della ventola tenendo il notebook più fresco e mantenendo la prestazioni più elevate.

Questa soluzione tuttavia non sarebbe di aiuto sulla versione con core i9, che anche con la coppa di ventole regolata al massimo non riesce a smaltire il calore in eccesso.

FONTE: DDAY

Micro SD di seconda mano su e-Bay: il 65% contiene dati personali del venditore

Un’indagine della University of Hertfordshire, che ha acquistato 100 supporti rimovibili di seconda mano su eBay, ha evidenziato che in almeno 60 casi il precedente proprietario avrebbe dimenticato di tutelare la propria privacy.

Il problema è che vi sarebbe una diffusa mancanza di attenzione nei confronti del tema, anche se ormai con smartphone e fotocamere si fa di tutto. Anche nel caso di formattazione e cancellazione dei file molti non sanno che sfruttando specifici software è possibile recuperare dati di diverso di genere.

Questi i risultati nel dettaglio dell’indagine: 36 schedine non sono state cancellate, 29 sono state formattate ma il contenuto è stato recuperato con uno sforzo irrisorio mentre in altre 2 è stato “semplice”; 25 sono state trattate a dovere, ossia con software che tramite un algoritmo ricorsivo hanno tutelato la privacy a dovere, 4 erano rotte e altrettante del tutto vuote.

La questione, non è ovviamente di scarsa rilevanza. Oggi la maggioranza dei dati sensibili viaggia in digitale e magari su supporti rimovibili come SD o microSD, e qualora decidessimo di proporne una al mercato dell’usato sarebbe opportuno trattarle con software in grado di “bonificare” ed eliminare ogni traccia della loro “vita” precedente.

Infatti, il problema non è tanto ricordarsi di cancellare i dati, ma farlo correttamente con gli strumenti adeguati, perchè la semplice cancellazione di un file tramite un dispositivo non è sufficiente poiché rimuove solo il riferimento che punta a dove è localizzato, non l’elemento stesso. I dati rimangono per sempre sulle memorie flash, a meno che non si proceda con riscrittura.

Quindi il consiglio è di “cancellare” tutto con strumenti ad hoc e poi riformattare.

Fonte: Dark Reading

Nuovo Western DIgital HC530 / 14TB

Western Digital, ecco l’Ultrastar DC HC530 da 14 terabyte.

Western Digital ha introdotto l’Ultrastar DC HC530, un hard disk da ben 14 terabyte per il settore enterprise che si basa sulla tecnologia di registrazione magnetica più in voga, la ben nota perpendicular magnetic recording (PMR), a cui l’azienda ha abbinato testine di lettura TDMR (two-dimensional magnetic recording) per assicurare prestazioni di lettura costanti.

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Caro “Maledetto” Comando TRIM

Chi è a conoscenza del comando TRIM per gli SSD ?

Ebbene, molto spesso, le case di produzione degli Storage e dei S.O., nel voler migliorarne le performance e la capienza, progettano soluzioni e sistemi automatici senza considerare la possibilità di un recupero dei dati a seguito di perdita degli stessi per errori o eventi accidentali.

Il comando TRIM “lanciato” sui i supporti SSD rende i dati cancellati IMMEDIATAMENTE E DEFINITIVAMENTE IRRECUPERABILI.

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SSD: E’ possibile recuperare i dati ?

Non da tutti gli SSD è possibile recuperare i dati.

La rapida evoluzione del mercato dell’ICT, con la continua richiesta di maggiore spazio, di riduzione delle grandezze e dei consumi, ha fatto si che le case produttrici “partissero a razzo” in una competizione “nel cercare di riuscire ad arrivare primi” a produrre nuovi supporti più capienti, sempre più piccoli e più veloci, con meno assorbimento energetico

Questa rincorsa (che dura tutt’ora), costringe le case costruttrici a mettere sul mercato sempre nuovi supporti con nuove tecniche di memorizzazione dei dati e tecnologie.

La nostra mission è quella di investire e “rincorrere” queste nuove tecnologie e metodologie di memorizzazione dei dati, che adottano sempre nuovi algoritmi di protezioni, compressione e criptazione dei dati, nell’intento di riuscire, quando si danneggiano, a recuperarne i dati.

Tra la il lancio di nuovi supporti e la “soluzione” per recuperare i dati da un supporto SSD (fatto salvo situazioni di rottura fisica o del famigerato TRIM – leggi i prossimi articoli che pubblicheremo) può trascorre diverso tempo, soprattutto perchè i supporti sono tanti.

Per tale motivo, abbiamo pensato di pubblicare una lista di supporti SSD su cui ad oggi è possibile tentare un recupero dati, in modo tale da aggevolarvi nell’acquisto di un supporto invece che di un altro, pensando anche a quando si romperà e occorrerà effettuare un recupero dati.

Per richiedere il documento clicca qui.