Un consenso che ti “rovina” la vita

Attenzione ai consensi che prestate !!!

In un reclamo presentato all’Autorità è stato lamentato l’invio di una comunicazione postale a contenuto commerciale contenente un espresso richiamo ad un acquisto effettuato dal destinatario della stessa presso una gioielleria; in base a quanto lamentato, pervenuta detta comunicazione a conoscenza della convivente del segnalante, il contenuto della stessa ingenerava un fraintendimento tale da compro mettere il rapporto di coppia.

Alla luce degli elementi acquisiti nel corso del procedimento, il Garante ha ritenuto che, ancorché la società non avesse rinvenuto la documentazione relativa al consenso prestato dal reclamante all’invio di  comunicazioni commerciali, tale consenso fosse stato effettivamente prestato (come peraltro dichiarato dal reclamante, che aveva riconosciuto di aver  “fornito  un’autorizzazione a ricevere materiale promozionale generico”, e come risultante dai sistemi informativi della società).

Anche analizzando il modello di informativa fornita alla clientela, dalla stessa era possibile desumere l’impiego dei dati del cliente “per fornire servizi personalizzati di vendita presso i negozi […] di tutto il mondo”. Tale finalità, espressa in termini generali, trovava poi esemplificazione (sia  nell’informativa che nel modello predisposto per la manifestazione del consenso) nelle modalità attraverso le quali detti servizi avrebbero potuto essere resi (anche in forma di invio di comunicazioni promozionali, pure  personalizzate, come nel caso di specie).

Per tali ragioni il Garante non ha ritenuto illecito il trattamento effettuato dalla società, prescrivendo tuttavia nei confronti di quest’ultima di dotarsi di adeguate procedure interne aventi ad oggetto le modalità di conservazione dei supporti materiali contenenti i dati personali della clientela, impartendo le necessarie  istruzioni relative alla corretta conservazione degli stessi ai propri responsabili ed incaricati del trattamento (provv. 13 settembre 2017, n. 370, doc. web n. 7297817).

Micro SD di seconda mano su e-Bay: il 65% contiene dati personali del venditore

Un’indagine della University of Hertfordshire, che ha acquistato 100 supporti rimovibili di seconda mano su eBay, ha evidenziato che in almeno 60 casi il precedente proprietario avrebbe dimenticato di tutelare la propria privacy.

Il problema è che vi sarebbe una diffusa mancanza di attenzione nei confronti del tema, anche se ormai con smartphone e fotocamere si fa di tutto. Anche nel caso di formattazione e cancellazione dei file molti non sanno che sfruttando specifici software è possibile recuperare dati di diverso di genere.

Questi i risultati nel dettaglio dell’indagine: 36 schedine non sono state cancellate, 29 sono state formattate ma il contenuto è stato recuperato con uno sforzo irrisorio mentre in altre 2 è stato “semplice”; 25 sono state trattate a dovere, ossia con software che tramite un algoritmo ricorsivo hanno tutelato la privacy a dovere, 4 erano rotte e altrettante del tutto vuote.

La questione, non è ovviamente di scarsa rilevanza. Oggi la maggioranza dei dati sensibili viaggia in digitale e magari su supporti rimovibili come SD o microSD, e qualora decidessimo di proporne una al mercato dell’usato sarebbe opportuno trattarle con software in grado di “bonificare” ed eliminare ogni traccia della loro “vita” precedente.

Infatti, il problema non è tanto ricordarsi di cancellare i dati, ma farlo correttamente con gli strumenti adeguati, perchè la semplice cancellazione di un file tramite un dispositivo non è sufficiente poiché rimuove solo il riferimento che punta a dove è localizzato, non l’elemento stesso. I dati rimangono per sempre sulle memorie flash, a meno che non si proceda con riscrittura.

Quindi il consiglio è di “cancellare” tutto con strumenti ad hoc e poi riformattare.

Fonte: Dark Reading